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Le fonti musicali in Piemonte
di Annarita Colturato
09/01/2007
 
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Le fonti musicali in Piemonte, vol. I, Torino, a cura di Annarita Colturato, Lucca, Libreria Musicale Italiana - Torino, Regione Piemonte, 2006 - XLIII, 472 p. (ill.) ; 24 cm. - (Cataloghi di fondi musicali del Piemonte, 4). - ISBN 88-7096-443-4. - Euro 50

997 d.C.: chi volesse ricostruire le vicende musicali di Torino dovrebbe partire da qui, dall’anno a cui secondo alcuni storici risale la prima attestazione dell’esistenza, presso una delle tre basiliche che daranno origine al Duomo, di una scuola di fanciulli cantori che accompagnano i canonici nelle salmodie al suono dell’organo. Trascorreranno oltre quattro secoli prima che il vescovo Ludovico di Romagnano trasformi la scuola in un organismo (quello che - come altrove - si chiamerà Collegio degli Innocenti) dotato di regole e statuti. L’atto di fondazione data 31 ottobre 1450; già a maggio, però, i pueri cantores hanno forse avuto modo di esibirsi dinanzi a Guillaume Dufay, di passaggio in città insieme ad alcuni monaci.

BesozziTorino è entrata nel frattempo a far parte del Ducato di Savoia e nel 1563 spodesta Chambéry dal ruolo di capitale, trovandosi a ospitare una corte destinata a grandi imprese (il duca di Savoia sarà incoronato re di Sicilia nel 1713, di Sardegna nel 1720, d’Italia nel 1861) e proprietaria della più venerata tra le reliquie della cristianità, una corte che affida anche alle istituzioni e agli eventi musicali il compito di contribuire al consolidamento e alla crescita del proprio prestigio internazionale. Fondamentali si rivelano in questo senso gli stessi legami dinastici, come il matrimonio nel 1619 tra Vittorio Amedeo di Savoia e Cristina di Francia (sorella di Luigi XIII), che implica un riassetto tutto francese della Cappella Ducale, istituita da Emanuele Filiberto al momento del trasferimento della capitale sul modello di quella - già rinomata - attiva a Chambéry dal secolo precedente; gli scambi di musicisti si fanno via via più fitti e al repertorio per la camera del principe (che aveva impegnato compositori come Pietro Vecoli, Enrico Radesca, Filippo Albini e Sigismondo D’India), alle feste, alle piscatorie e ai tornei si affiancano i ballets de cour di Filippo d’Agliè, tanto sontuosi da meritare in qualche caso una ripresa parigina. Poco più di un secolo e la Cappella - Regia dal 1714 - verrà giudicata dalle personalità di passaggio a Torino una delle migliori del mondo e conterà nelle sue file virtuosi come Giovanni Battista Somis, Gaetano Pugnani e Giovanni Battista Viotti, esponenti di una tradizione violinistica che farà scuola in Europa.

Il Settecento è anche l’età d’oro dei teatri: dopo aver occupato per oltre un secolo spazi più o meno effimeri, a partire dal 26 dicembre 1740 il dramma per musica (peraltro affermatosi in Piemonte con un certo ritardo) trova finalmente nel Nuovo Teatro Regio una sede adeguata non solo a ospitare le prime rappresentazioni assolute di opere di Gluck, Jommelli o Traetta ma anche a celebrare degnamente una corte sempre più ambiziosa; e se il Regio costituisce il teatro dell’ufficialità, dei virtuosismi canori e dello sfarzo scenografico concentrati nella breve stagione di carnevale, è il Carignano, attivo con alterne fortune dagli inizi del secolo, a ottenere la palma del teatro più dinamico, capace di mettere in scena lungo tutto il corso dell’anno una tragedia di Racine come una commedia di Marivaux, un dramma giocoso di Paisiello come un opéra-comique di Grétry o uno spettacolo di marionette.

La fuga di Carlo Emanuele IV, nel dicembre del 1798, consegna Torino ai Francesi, infliggendo alle istituzioni musicali un colpo dal quale si riprenderanno a stento: sciolte la Regia Cappella e la Cappella Metropolitana, la Nobile Società dei Cavalieri, che dal 1727 gestisce gli spettacoli per conto dei sovrani, lascia l’incarico impresariale a due «cittadini»; il Teatro Regio, ridotto dapprima a deposito di granaglie, cambia nome assumendo nell’ordine quelli di Teatro Nazionale, Grand Théâtre des Arts e Théâtre Impérial; i Te Deum celebrano in Duomo le vittorie militari di Napoleone; le feste escono dai luoghi deputati per raggiungere la periferia, coinvolgendo la popolazione in balli, iniziative benefiche, competizioni sportive.

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