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L’universo in una stanza
di Arianna Maraone
30/03/2009
 

Olafur Eliasson alla T2 - Triennale d'arte Contemporanea, Torino
50 Lune di Saturno, dal 6 novembre 2008 al 2 febbraio 2009

La seconda edizione della Triennale di Torino, curata da Daniel Birnbaum attualmente alla direzione della LIII edizione della Biennale di Venezia,si è posta sotto la protezione della divinità più vicina agli artisti di ogni epoca, Saturno per i Romani, Cronos per i Greci. Il dio, ribelle e detronizzatore del padre, che ha trangugiato i propri figli, escluso Zeus da cui è stato spodestato, incarna le qualità cannibalesche, malinconiche, cupe, ma anche geniali, ribelli, sperimentali associate al temperamento artistico.
Il titolo dell’esposizione 50 Lune di Saturno, oltre ai richiami alle letture iconologiche della divinità di E. Panofsky e di M. e R. Wittkower, si riferisce alla struttura astronomica del pianeta, che in una posizione distante nel sistema solare attira nella sua orbita un numero indistinto di satelliti e blocchi di ghiaccio. Su questo modello gravitazionale gli organizzatori hanno composto una geografia astrale di cinquanta artisti internazionali che potessero interpretare lo spirito saturnino.
L’artista danese Olafur Eliasson si pone in una posizione esterna a questa costellazione e partecipa da ospite speciale con l’installazione The sun has no money, realizzata appositamente per l’occasione presso il Castello di Rivoli. La sala che la ospita presenta in due angoli contigui due serie composte da uno specchio ad anello e due filtri colorati sospesi. I faretti negli angoli opposti li illuminano, mentre lo spostamento generato dalla presenza degli spettatori li fa muovere. Le orbite di luce, riflessa dallo specchio e scomposta dai filtri, sono visibili come fasce colorate sulle pareti della stanza buia e amplificate dal soffitto a volta.
Il sole non ha soldi recita il titolo e per la nostra società è una condizione quasi impensabile. L’astro che regola l’intera esistenza del nostro sistema non può essere comprato né venduto, solo esperito. Il titolo ci ricorda l’andamento pieno di saggezza dei proverbi popolari, tra cui uno danese afferma, a proposito del denaro, che chi non ha soldi nel suo borsello dovrebbe avere parole giuste sulle sue labbra. Ci stiamo immergendo in un ambiente in cui nessuno può fare appello alle proprie ricchezze, ma solo all’esperienza e alla percezione, che forse ci condurranno verso una nuova consapevolezza.
L’installazione di Eliasson interroga gli spettatori, conducendoli in una dimensione cosmica per partecipare a fenomeni naturali rievocati attraverso l’osservazione scientifica. In questa porzione ricostruita, metafora del sistema solare, interagiscono vari ordini di saperi: le leggi scientifiche, la nostra personale esperienza delle manifestazioni astronomiche, la conoscenza dei sensi che stiamo sperimentando in quel momento. L’artista, rendendo espliciti i fenomeni naturali attraverso la rifrazione della luce e inserendo il movimento generato dalla presenza degli spettatori, crea un modello governato da nuove relazioni. Chi vi partecipa si sente parte del microcosmo riprodotto e interviene, secondo note leggi fisiche, come Caso – Caos nell’installazione, che ricorda una moderna Wunderkammer.
Galileo e la riproducibilità dei fenomeni, fondamento dell’osservazione scientifica, il principio di azione e reazione, l’effetto butterfly, sono le leggi che coinvolgono chi partecipa all’esperimento di Eliasson, come spettatore e artefice delle molteplici forze che possono intervenire e interferire tra loro. È un sistema che funziona a scala locale in cui gli attori in campo, l’Uomo e gli eventi naturali, sono di pari importanza, ma solo lo spettatore ha la sensazione di partecipare a qualcosa molto più grande di lui e cerca di capire cosa egli rappresenta nel microcosmo ricreato. I lavori di Eliasson manifestano che i fenomeni, riprodotti scientificamente affinché l’intelletto ne sia consapevole, sono il risultato dell’interazione di diverse forze in equilibrio mutevole. Nel laboratorio così orchestrato cambia la nostra percezione: l’artificio è funzionale al disvelamento degli eventi naturali e quest’ultimi diventano comprensibili e riproducibili. Tale affermazione non conduce al conflitto ideologico e non genera ansia. È piuttosto una rinnovata fiducia nelle straordinarie capacità del soggetto, generatore di forze pari a quelle di Saturno, di essere consapevole delle leggi universali, di avere le facoltà per stabilire un patto di collaborazione tendente all’equilibrio tra natura, scienza e altra umanità. L’idea stessa di un sistema in cui questo sia possibile, calato in un tempo percettibilmente variabile, rende aperte le opere di Eliasson, che pongono quesiti sulla nostra personale posizione nell’universo, sull’esistenza percepita e interagita, sul caos dei fenomeni naturali, sull’esperienza dello spazio. Nel suo microcosmo la natura si manifesta tramite l’osservatore, l’uomo ha la consapevolezza di essere il medium attraverso il quale gli eventi cosmici si svelano. Egli è la sonda spaziale e può trovare, se vuole, un nuovo spazio in cui interagire.

Olafur Eliasson, The sun has no money, 2008, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Foto di Paolo Pellion, Torino

Olafur Eliasson, The sun has no money, 2008, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Foto di Paolo Pellion, Torino

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