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La regìa lirica, livello contemporaneo della regìa teatrale
di Gerardo Guccini
08/02/2010
 

Aida di Bob Wilson

Dal “repertorio” al “festival permanente”

Il radicamento sistemico della regìa lirica è stato storicamente favorito da una trasformazione organizzativa e istituzionale affatto indipendente dai percorsi e dalle poetiche dei singoli artisti teatrali. Mi riferisco all’adeguamento delle programmazioni liriche al modello del festival che ha affidato la responsabilità degli allestimenti operistici a registi del teatro di prosa e cinematografici, a coreografi e a maestri dell’innovazione, comportando, così, l’innalzamento del livello visuale, l’affinamento di quello recitativo, la mobilitazione delle risorse tecnologiche e una grande varietà di scelte stilistiche. Mentre il teatro lirico di repertorio, ancora vitale negli Cinquanta del secolo passato, prevedeva

  1. numerose rappresentazioni per ciascuna opera,
  2. numerose opere rappresentate,
  3. una stagione concepita secondo il metodo dell’alternanza,
  4. una compagnia stabile di cantanti,
  5. allestimenti poco sofisticati e rinnovati solo di rado,

la programmazioni riformulate secondo il modello del festival richiedono

  1. numero limitato di rappresentazioni,
  2. numero limitato di opere, date in lingua originale,
  3. stagione concepita secondo il principio della serie e non più dell’alternanza,
  4. star del canto scritturate per una singola parte,
  5. regìe elaborate e frequentemente rinnovate.

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